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Polizza vita, i beneficiari sono protetti dalla privacy

postato su Maggio 10, 2018 da Staff postato in Blog

Una sentenza della Corte di Cassazione di qualche giorno fa ha stabilito che i beneficiari di una polizza vita stipulata da un parente defunto, sono protetti dalla privacy e dunque i familiari di ogni ordine e grado non sono nella condizione di ottenere informazioni dalla Compagnia e dai suoi intermediari con la quale è stato stipulato il contratto, che si possono legittimamente opporre alle loro richieste di informazioni.

Secondo la Corte, infatti, le informazioni relative ai beneficiari (persone terze) delle polizza vita stipulate dal del cuis, non rientrano tra quelle a cui hanno diritto di accesso gli eredi.

Il caso è stato posto dal Garante della Privacy contro l’ordine di un tribunale, rivolto ad una compagnia di assicurazione, di rivelare l’identità dei beneficiari di una polizza vita (che prevedeva un capitale caso morte) agli eredi del Contraente defunto.

La Cassazione ha accolto il ricorso, secondo cui la comunicazione del dato riservato (in questo caso l’identità del beneficiario) lede la privacy del beneficiario stesso e non è consona alla tutela dei diritti dell’erede, e nella sentenza ha evidenziato che gli eredi hanno diritto di accesso ai dati personali del familiare deceduto, ma non a quelli relativi a soggetti terzi beneficiari di contratti stipulati dal de cuis, che ne caso in questione acquistano un diritto proprio ai vantaggi della polizza.

Questa sentenza, di fatto, stravolge il diritto degli eredi ad ottenere la cosiddetta legittima e d fatto apre una possibilità di aggirare la norme stabilite da Codice Civile in materia di successioni, impedendo agli eredi la possibilità di conoscere il soggetto da convenire in giudizio (il soggetto terzo beneficiario della polizza)  con l’azione di riduzione delle donazione che si è realizzata attraverso la stipula della polizza di assicurazione sulla vita

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Polizze vita? Sì, ma ad una condizione

postato su Maggio 09, 2018 da Staff postato in Blog

Solo se garantiscono la restituzione del capitale “investito”: altrimenti sono contratti di investimento ordinari.

A dirlo è la Corte di Cassazione, che torna sulla questione della differenza tra polizze assicurative e contratti di investimento citando i principi di diritto già espressi in precedenza; facendo anche un’importante precisazione sui contratti sottoscritti attraverso società fiduciarie.

Infatti, secondo la Suprema Corte, se viene a mancare la garanzia della conservazione del capitale alla scadenza, l'oggetto dell’intermediazione deve essere considerato un vero e proprio investimento finanziario da parte degli assicurati e non una polizza assicurativa sulla vita.

Richiamando un intervento (la sentenza 6061/2012), la Corte ha chiarito che, al di là del nome che le viene dato, la polizza assicurativa sulla vita va identificata come quella in cui il rischio dell’assicurato - cioè l’evento relativo alla sua esistenza - è assunto dall’assicuratore, mentre si tratta di un contratto di investimento finanziario quando il rischio di performance viene completamento assunto dall’assicurato.

L’identificazione di contratto di investimento rispetto ad una polizza comporta peraltro diversi regimi fiscali e successori.

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