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L'Italia non ha cultura finanziaria

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Giovedì, 19 Gennaio 2017 13:27

L'Italia non ha cultura finanziaria

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Nel triennio 2012-2014 sono state registrate in Italia oltre 200 iniziative di educazione finanziaria promosse da 256 enti, ma non bisogna illudersi, i dati sono tutt’altro che positivi.

Queste iniziative sono state frammentarie e spesso caratterizzate da un modesto numero di partecipanti, nel triennio infatti sono state coinvolte, nei due terzi degli eventi, meno di mille persone di media. Solo un’iniziativa su dieci si è rivolta ad un pubblico superiore alle 10000 unità. Un dato decisamente allarmante.

L'indagine

L'indagine condotta da Banca d'Italia, Ivass, Consob, Covip, Fondazione per l'educazione finanziaria e il Museo del risparmio, e presentata presso la sede dell’Ivass non lascia insomma molti dubbi: il livello di cultura finanziaria degli italiani, per adulti e studenti, è tra i più bassi riscontrati a livello europeo. Ed è pian piano diventata un’esigenza sempre più stringente quella di coordinare una strategia nazionale di educazione finanziaria, fondamentale per scongiurare truffe ai risparmiatori e il ripetersi di vicende come quella legata a Banca Etruria.
Il rapporto traccia la via per il nostro paese: "Un'azione efficace di educazione finanziaria richiede, in linea con le migliori prassi emerse a livello internazionale, strumenti di coordinamento dell'offerta formativa tesi a favorire la coerenza tra le iniziative e i fabbisogni dei cittadini, a promuovere le sinergie tra i programmi esistenti e a diffondere le modalità didattiche più. In circa sessanta paesi il coordinamento è perseguito attraverso una Strategia nazionale per l'educazione finanziaria (SNEF), ma tra questi Paesi non rientra ancora l'Italia".
Se il quadro dipinto per la fascia studentesca è negativo ma non irrecuperabile, la situazione riguardante la fascia d’età considerata “adulta” è allarmante. Le iniziative di approfondimento sono sporadiche a causa della difficile compatibilità di tempi e luoghi dei potenziali beneficiari, ed inoltre la platea estremamente eterogenea in termini di necessità e capacità di accesso ai vari canali informativi complica la situazione. Programmi rivolti ad una platea generalista non favoriscono le fasce che più di tutte trarrebbero i benefici maggiori da un aumento di conoscenza del settore: quelle più fragili, e tutte quelle con specifici bisogni formativi come le piccole medie imprese e le ditte individuali.
L’auspicio è quindi quello di un coordinamento tra i principali soggetti del campo al fine di creare una strategia nazionale volta a d accrescere la cultura finanziaria del nostro territorio.

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